Domenico Piola: cenni sulla sua attività d’artista

Domenico Piola (Genova, 1627 – 1703) rappresenta una delle voci artistiche più significative e basilari del panorama della pittura genovese della seconda metà del secolo XVII. Apparteneva ad una famiglia di artisti, come spesso era consuetudine: Paolo Battista, il padre, era pittore e così i suoi fratelli. Il suo apprendistato avviene sotto la guida del fratello maggiore Pellegro, alla cui morte (1640) prosegue presso la bottega di Gio. Domenico Cappellino.

Sebbene manchi ancora uno studio critico complessivo della molto vasta produzione del Piola, i momenti essenziali della sua personalità d’artista sono stati definiti dal Ratti, dal Labò, dalla M. Newcome (autrice anche di una serie di studi sulla sua produzione grafica) e dai numerosi contributi di Ezia Gavazza, anche in relazione alla sua “simpatia per l’ambiente bolognese” ed individuandone della sua importanza fondamentale per la pittura genovese.

Dal Ratti apprendiamo come per la formazione del Piola siano stati importanti le copie dagli affreschi di Perin del Vaga, nella villa di Andrea Doria a Fassolo, così come i disegni ed i dipinti di Gio. Benedetto Castiglione, detto Il Grechetto, artista che assieme Valerio Castello, ha esercitato un indubbio influsso sui criteri artistici del Piola.

Il primo riferimento cronologico certo della sua vasta produzione risale al 1647 con la pala del “Martirio e gloria di San Giacomo” (Oratorio di S. Giacomo alla Marina, Genova); negli anni immediatamente successivi esegue una tela con l’”Ultima cena” (1649), già della Parrocchiale di Pieve di Teco, ora nel Museo Diocesano d’Albenga e, poi, nel 1650 una pala con “San Domenico” a Savona (Chiesa di San Giovanni Battista). La sua prima opera da frescante si può far risalire intorno al 1651 per la decorazione della cappelle gentilizia dei De Marini (chiesa demolita di San Domenico, Genova) di cui esistono pochi frammenti conservati presso l’Accademia Ligustica a Genova.

L’incontro con Valerio Castello è stato sostanziale per il Piola: abbandonato il suo iniziale stile indirizzato verso un certo monumentalismo, si rivolge ad immagini più illusionistiche, barocche. Ne divenne, pure, il successore nel settore delle grandi imprese decorative sempre a Genova, infatti, nei primi anni del sesto decennio del sec. XVII dipinge col Castello gli affreschi nella Chiesa di Santa Marta, dove il Piola raffigura “Adorazione dei pastori” e “Angeli Musicanti”, e nella Chiesa di Santa Maria in Passione (chiesa quasi completamente distrutta). Alla morte del Castello (1659), il Pippolo diventa “il maggiore protagonista della grande decorazione genovese”, monopolizzando le più significative commissioni: i Doria, gli Spinola, i Balbi e tutte le altre importanti famiglie si rivolgevano a Lui ed alla sua bottega per decorare i loro palazzi con le storie degli imperatori antichi, degli eroi classici e con le allegorie a carattere devozionale ed ascetico. Sono un riferimento certo per la sua vasta produzione del settimo decennio del secolo XVII la pale del 1600 con il “Colloquio di San Tommaso d’Acquino con il Crocifisso” (Chiesa del Vastato, Genova), il grande lunettone riproducente il “Riposo nella Fuga in Egitto” (1661), due tele dipinte per l’Oratorio della Santissima Annunziata di Spotorno: una “Assunzione” e una “Natività” (più nota con tale titolo che con il suo originario “Adorazione dei pastori”), rispettivamente datate 1664 e 1669.

Nel 1670 sua figlia sposa il pittore Gregorio De Ferrari e ciò favorì l’ampliamento delle attività della famiglia. Nel 1671 l’artista esegue tre tele raffiguranti “Putti” per il palazzo Doria a Fassolo, poi intorno al 1674, realizza un affresco con la “Gloria di S. Gaetano” e tre dipnti con le storie dello stesso santo (Chiesa di S. Siro, Genova). Nell’ottavo decennio produce un “Assunzione della Vergine” (Chiesa di S.Giovanni Battista, Chiavari) del 1676 e l’affresco con “Bacco e Arianna” di palazzo Centurione (Genova) che porta la data del 1679.

Nel 1680 colora la statua lignea del “Cristo morto” di Filippo Parodi (Chiesa di S. Luca, Genova); nel 1684 inizia gli affreschi della Chiesa di S. Leonardo (frammenti al Museo dell’Accademia Ligustica, Genova). Opere ultimate nel 1685 al rientro da un viaggio effettuato dal Piola con i figli, a Milano, Bologna, Asti e Piacenza dove i Piola dipinsero la galleria di palazzo Baldini (unica opera pervenutaci di quelle realizzate durante tale soggiorno).

Nel 1688 ha ricevuto i pagamenti per gli affreschi dell’”Autunno” e dell’”Inverno” (Palazzo Rosso, Genova). Nel 1690 riscuote un compenso da Roma dal marchese Nicolò M. Pallavicini per la grande tela “Scuola della Scienza” e lo stesso gli ordina un dipinto con “Alessandro e la moglie di Dario” (Parigi, collezione privata).

Nel 1695 ultima, con aiuti, gli affreschi della Chiesa di San Luca (Genova), mentre nel 1694 è documentata la commissione per l’opera “San Pietro che guarisce lo storpio” (Chiesa di Santa Maria in Carignano, Genova). Nel 1700 partecipa al concorso per la decorazione della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale (Genova) e nel 1703 l’artista viene a mancare a Genova.

Silvia Bottaro
Critico e Perito d’arte, Presidente dell’Associazione culturale “R. Aiolfi”, Savona

Articolo tratto dal Numero unico della Manifestazione della Celebrazione del francobollo natalizio di Spotorno (23 Ottobre 2009)

Particolare del dipinto  di D. Piola“Adorazione dei Pastori”

Particolare del dipinto di D. Piola“Adorazione dei Pastori”

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